Capolavoro Lukather!
Una delle poche cose belle che ci ha regalato questo momento di pausa mondiale dovuta alla ben nota pandemia, è il ritorno di Steve Lukather col suo album solista che porta il titolo “ I found the sun again” il 26 febbraio 2021.

A 63 anni suonati, dopo aver girato il mondo, collaborato con i migliori artisti al mondo in quanto session man che vanta oltre 1500 collaborazioni ( Michael Jackson, Joe Cocker, Cher, Paul Mc Cartney, Earth Wind & Fire, Barbra Streisand, Santana, Beck, America, Elton John, Kiss, per citarne qualcuno) poco prima che il mondo si fermasse incide un album in soli 8 giorni.
Otto canzoni in otto giorni: niente fronzoli, niente super produzioni, una sfida per vedere se sa ancora fare quello che è il suo sogno da quando quella sera del 9 febbraio 1964, mentre guardava l’Ed Sullivan show vide i Beatles per la prima volta con Harrison alla chitarra.
Con una carriera di 45 anni alle spalle come chitarrista e solista nei ToTo ma anche nei suoi progetti solisti nonché gruppi paralleli ( Los lobotomis, Nerve Bundle, Toxic Monkey, 9 anni nella Ringo All Star Band), Luke ci sa ancora fare alla grande.
Quegli album che attendi come il regalo di natale da bambino, ti ispira, ti spiazza, ti domandi come sia possibile oggi catturare l’essenza degli anni 70 con il suono di oggi.
Niente postproduzione, l’autotune non esiste, pro tools e click tracks all’ordine del giorno nelle produzioni odierne non sono lontanamente contemplate.
Niente prove e niente demo.
Musica onesta, nuda e cruda, qualche sbaffo c’è ed è rimasto, Luke va fiero delle imperfezioni (mi par di bestemmiare!!) che ha voluto lasciare appositamente affinchè fosse un’esperienza di ascolto autentica, una goduria a 360 gradi da veri intenditori mi permetto di aggiungere.
Luke in questo disco mette mani solo sulla New Luke III Ernie Ball MusicMan, Pickpus sempre MusicMan, chitarre acustiche Yamaha e come amplificatore il Bogner Helios, la pedaliera che utilizza solitamente live.
potete contemplare la chitarra (straordinaria) utilizzata in questo album qui:

https://www.music-man.com/instruments/guitars/luke-iii-maple-top
Otto canzoni registrate rigorosamente live con una squadra di musicisti di grande esperienza, ovvero David Paich, Jeff Babko , Gregg Bissonette, Jorgen Carlsson, John Pierce, Joseph Williams e dulcis in fundo Ringo Starr.

https://www.instagram.com/p/B9IMo1anGfQ/
Questo album è come il cioccolato da degustazione, un album rock con una mentalità jazz.
La copertina somiglia volutamente ad una foto segnaletica, è molto semplice, mentre il vinile è qualcosa di straordinario, un blu assai particolare con delle venature più chiare.
Facciamo un passo indietro: la lineup dei ToTo con Paich, Lukather, S.Porcaro, Shannon Forrest, Sham von Schroeck E Warren Ham chiude i battenti nell’ottobre del 2019.

https://www.instagram.com/p/B34hfzxnOzx/
La band era on the road per più di 200 giorni all’anno, mancava il tempo materiale sufficiente per pensare a nuovo materiale solista, unitamente ad alcuni episodi spiacevoli tra cui la causa con la vedova dello storico batterista nonché membro fondatore Jeff Porcaro, scomparso nel lontano 1992.
Anni difficili, la lontananza dai figli, la mancanza di una compagna, Lukather trova comunque il modo di rimettersi in gioco.
E così, perla in un mare di sassi, nasce la voglia di realizzare questa piccola gemma.
Inizia tutto con la scelta di 3 cover, tutte del medesimo momento storico: gli anni 70, con i Traffic, Joe Walsh e Robin Thrower.
Un’epoca in cui c’erano pochi belletti, l’unica arma era il talento, quello vero, non c’erano artifizi, anni che accomunano anche gli esordi della musica di tutti i musicisti del gruppo.
La prima traccia, scritta da Lukather, Babko, Lynch, ci dimostra che il rock è vivo e vegeto, c’è qualche rimando agli Who, parole che ci lasciano intravedere i trascorsi agitati degli ultimi anni che lo hanno tormentato.
Si inizia alla grande, quando finisce hai già la voglia di riascoltarla e di andare in macchina col volume a palla nelle strade più sperdute (perchè il volume deve essere davvero alto ma non vogliamo certo dar fastidio a nessuno…ma visto il periodo ci accontenteremo di un buon paio di cuffie e i capelli dritti per qualche ora).
Segue “Serpent Soul”, un vero tributo alla musica dei primi anni 70, un rimando alle tante serpi che negli ultimi anni hanno avvelenato la vita di Luke, una canzone che ti catapulta in un club jazz, c’è un David Paich che al piano fa sognare, un testo che suona maledettamente bene .
E’ il secondo singolo estratto, il video è molto semplice, foto dello studio con tutti i musicisti, qualche breve video che ci fa venir voglia di essere al loro fianco per ascoltarli ancora meglio.
Potete vedere il video su youtube qui: https://www.youtube.com/watch?v=ZTJVqXGj1dc
E iniziamo a domandarci perché ci siano solo 8 tracce quando il minimo sindacale per attimi di pura goduria come questi dovrebbero durare perlomeno 24 ore..
La prima cover è la traccia numero 3 : “Low spark of the high heeled boys”, una atmosfera da luci soffuse per questo pezzo dei Traffic che quest’anno compie 50 anni, Lukather sostituisce il sax della versione originale con la sua chitarra e non lo fa certo rimpiangere, Paich suona un organo Hammond magistralmente.
Luke aveva questo album da ragazzino e suonava questo pezzo che era tra i suoi preferiti, la passione si sente tutta, questo pezzo è praticamente un banco di prova per la lineup che lascia a bocca aperta, guardando come il santo graal musicisti che incidono così, straordinariamente bene, senza alcun aiuto tecnico : 10 minuti e 35 sono pochi.
La quarta canzone è una strumentale finissima, scritta da Babko, piena di improvvisazioni sul tema, nuda e grezza, Paich continua con le sue mani che sembrano farfalle su quell’organo Hammond che suona così solo nei sogni da cui non vorresti mai svegliarti.
Le mani di Luke su quella chitarra cantano poesie, 45 anni di carriera si sentono tutti : si spazia da un genere all’altro con una scioltezza quasi imbarazzante, sensuale, esperta e mai banale.
La quinta è l’omaggio di Luke a Joe Walsh, con la sua “Welcome to the club”.
Una cover riuscitissima, di cui Walsh in persona si complimenta con Luke dicendogli di meritare una A+++, bella, bella da morire, con la voce di Luke che graffia e accarezza nello stesso tempo come solo a lui riesce di fare con una facilità disarmante.
ecco Luke con Walsh in una foto del 2012 :

Altre straordinarie immagini, come questa, potete trovarle qui: http://www.stevelukather.com/pictures.aspx
Una ventata di freschezza, il sentimento ricorrente è che il tempo passa troppo in fretta e abbiamo già ascoltato la metà del disco.
Ora passiamo alla traccia numero 6, quella che porta il titolo dell’album, ovvero “I found the sun again”.
Una canzone per l’amore finalmente trovato per la nuova compagna Amber, una canzone con un testo estremamente positivo e pieno di speranza, una dedica senza tempo di un uomo che per troppi anni era stato solo, c’è anche la mano riconoscibilissima di Williams, sia nel testo che nel video un po’ psichedelico che potete vedere qui: https://www.youtube.com/watch?v=GtQlrxyGL0I
Insomma il nostro Luke ha finalmente ritrovato il sole e dal disco si capisce perfettamente, perché oltre a lui, per un attimo siamo tutti innamorati di lui e della sua arte.
Arriva la traccia 7, “Run to me”, con una guest star a dir poco straordinaria, il meraviglioso Ringo Starr che peraltro suona la batteria come solo lui sa fare, ma anche un po’ di tamburello tanto per non farci mancare niente.
Una canzone “beatlesiana” che Luke aveva preparato come sorpresa per il compleanno di Ringo (suonano insieme da 9 anni nella Ringo all Star Band, oltre ad essere un suo eroe musicale è un grande amico, abitano anche nella stessa zona) insieme a Paich e Williams, troppo bella per restare solo un regalo chiuso in un cassetto e così eccola come primo singolo estratto.
Testo davvero tenero, dedicato dagli autori alle figlie, in cui queste tre leggende musicali le rassicurano dicendogli che qualsiasi cosa succeda, potranno sempre correre da loro.
Il video, girato da Joseph Williams nella casa di Lukather, è spiritosissimo e lo potete vedere qui https://www.youtube.com/watch?v=mvbHYmh7VYY
A proposito di Williams, il suo album e quello di Luke sono legati dalla stessa data di uscita, stessa etichetta e molte collaborazioni da brivido tra i due, peraltro amici da una vita.
Chiude il cerchio “Bridge of Sighs” di Robin Thrower.
Una live session 3 minuti più lunga dell’originale in cui Luke dice di sentirsi come quando era ragazzo in studio, un assolo all’organo di David Paich che mette a dura prova la nostra mascella che fatica a tornare nella posizione originaria, la chitarra di Lukather che suona come un tuono, ti entra dentro, ti lascia anche un attimo stravolto, giusto un pelo, come se ti fosse passato sopra un tir.
Più che un album questa è una esperienza sensoriale che merita di essere sperimentata una volta nella vita.
Lukather è un artista unico, vorrei scrivere che è una leggenda fatta e finita ma lui è un uomo troppo umile per accettare complimenti simili, non si prende mai troppo sul serio.
E’ certamente unico, ha alle spalle tanti anni di musica straordinaria che davvero vi consigliamo di ascoltare, in molti, troppi pensano che i ToTo possano offrire solo “Africa” ma c’è un mondo di prog rock, blues, jazz, insomma sonorità di ogni tipo che vi faranno rimanere a bocca aperta.. e questo ultimo disco è la dimostrazione che gli eroi esistono ancora.
Provare per credere!
Il disco, edito dalla Mascot Records, potete acquistarlo qui : https://www.mascotlabelgroup.com/collections/cd/products/steve-lukather-i-found-the-sun-again-cd

Lo avete ascoltato?
Al prossimo disco.. in alto il volume!
Marica Molinaro
